Il General MIDI
Coordinatore del Laboratorio Musicale: Prof: Gennaro  Vespoli (Facebook)

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Nei precedenti tutorial sul protocollo MIDI ci siamo addentrati negli aspetti storici e teorici del MIDI, sottolineando l'importanza di questo sistema di comunicazione tra strumenti musicali e approfondendo il significato di tutti i messaggi MIDI e la loro struttura.
Il presente tutorial sarà invece dedicato ad un aspetto molto più pratico dell'utilizzo del protocollo MIDI, ed in particolar modo all'impiego degli strumenti General MIDI.
Il General MIDI, abbreviato per comodità in GM, è un insieme di specifiche definite nel 1991 dalla MMA (MIDI Manufacturers Association) e dal JMSC (Japan MIDI Standards Committee), con l'intenzione di fornire una certa compatibilità tra diversi strumenti MIDI.
Sebbene il protocollo MIDI avesse già dimostrato tutti i suoi meriti, e si fosse già affermato come uno standard importantissimo nel campo della produzione audio professionale, è solo grazie al General MIDI se il MIDI si è affermato nel mercato degli utenti dell'audio in tutto il mondo, sia come sistema per la realizzazione di musica a livello amatoriale, sia per la riproduzione di brani MIDI realizzati da professionisti o da amatori senza problemi di compatibilità tra diverse piattaforme.


Cos'ha di "general" il General MIDI


Chiariamo innanzi tutto che il General MIDI non è un protocollo alternativo al MIDI, o un'estensione del protocollo MIDI. I messaggi MIDI utilizzati sono sempre gli stessi: il General MIDI è solo un insieme di specifiche che uno strumento deve rispettare per poter esporre il simbolo del General MIDI, in modo da segnalare la propria compatibilità con altri strumenti o file General MIDI.
Il general MIDI, dunque, è uno standard che coinvolge, da un lato, le caratteristiche degli strumenti MID, e dall'altro, le caratteristiche dei MIDI file, senza intaccare in alcun modo il protocollo, che resta quello standard.

 


La caratteristica principale del General MIDI è quella di fissare, una volta per tutte, la corrispondenza tra program change e strumento assegnato.
Per comprendere questa affermazione, pensiamo ai vecchi sintetizzatori dotati di connessioni MIDI, che potevano essere a disposizione dei musicisti prima dell'introduzione del General MIDI.
Essi avevano (ed ancora hanno, naturalmente) un certo numero di preset, predefiniti dal costruttore e spesso sovrascrivibili dall'utente. Concentriamoci però sui preset predefiniti dal costruttore. Non essendoci alcun accordo tra i costruttori di tastiere e moduli di sintesi, l'ordine di questi preset era totalmente arbitrario e variava io modo totale da strumento a strumento. Ad esempio poteva darsi che per primo ci fosse un preset di pianoforte, per secondo un suono di basso, per terzo un brass, per quarto un synth lead, per quinto un suoni di archi, e così via.
Immaginiamo ora di aver avuto a disposizione questo sintetizzatore, e di aver composto un brano con un software sequencer, utilizzando i suoni del sintetizzatore. Per il suono di basso, avremmo dovuto utilizzare un program change uguale a 2, per il suono di archi invece avremmo utilizzato un program change uguale a 5, eccetera (immaginiamo che i program change partissero dal numero 1: poteva anche darsi infatti che partissero dal numero 0, ma è più comodo negli esempi far partire la numerazione da 1).
Se il sintetizzatore fosse stato multitimbrico, ossia se avesse avuto la capacità di riprodurre contemporaneamente diversi suoni su canali diversi, avremmo potuto ad esempio usare la prima traccia del sequencer, con canale 1, per suonare il basso (program change 2), e la seconda traccia, con canale 2, per suonare gli archi (program change 5).
Fin qui, tutto bene. Con le proprietà del protocollo MIDI avremmo assegnato durata, volume, velocity, modulation etc alle note che andavamo inserendo, fino a comporre un brano di nostro gusto, oppure fino a riprodurre la base di un brano, per utilizzarla, ad esempio, in una serata in un locale.
Immaginiamo però adesso di aver portato il nostro file a casa di un amico, il quale possedesse un sintetizzatore di un'altra marca, completamente diverso dal nostro.
Col desiderio di far ascoltare la nostra creazione all'amico, apriamo il suo programma sequencer e colleghiamo il suo sintetizzatore all'uscita MIDI del computer.
MA, accidenti! Con sommo disappunto, ci saremmo a questo punto accorti che al posto del suono di basso ci ritroviamo un suono, ad esempio, di flauto; al posto degli archi, percussioni; al posto di ogni altro strumento da noi programmato, un suono completamente differente.
Questo comportamento era assolutamente naturale per tutti gli strumenti MIDI: da nessuna parte, infatti, era previsto a cosa dovessero corrispondere i program change.
Il General MIDI dunque offre la possibilità ai costruttori di realizzare questa compatibilità prima assente: i program change da 1 a 128 venivano codificati e assegnati a 128 strumenti predefiniti.
Quella che vediamo di seguito è la tabella dei 128 strumenti General MIDI.

 



Le applicazioni del General MIDI


Le possibili applicazioni del General MIDI sono davvero tante, e ci limiteremo a elencare brevemente quelle più utilizzate.
Innanzi tutto, un campo di utilizzo dove il General MIDI è applicato in modo molto intenso è quello del piano bar. E' infatti estremamente comodo poter utilizzare lo stesso strumento con le stesse impostazioni per tutti i brani, e i tastieristi che fanno piano bar dispongono in genere di una tastiera o di un modulo in grado di leggere file MIDI standard con impostazioni di Program Change compatibili col General MIDI.
Uno strumento molto utilizzato è il Sound Canvas di Roland, che dispone di un set di suoni General MIDI piuttosto realistici e del lettore floppy per leggere i file MIDI:

 


Un secondo campo di applicazione è quello dell'utenza che acquista i brani in formato General MIDI per studiarli, oppure per divertirsi col Karaoke casalingo, o per i gestori di locali in cui si svloge il karaoke stesso. Per il Karaoke, in particolare, ci sono formati estesi (come il .kar) che oltre ai dati MIDI compatibili col General MIDI, contengono anche i file di testo con i testi dei brani, che scorrono in sincronia con la musica se visualizzati con appositi lettori.

 


C'è infine l'utenza che vuole realizzare file MIDI riproducibili su varie apprecchiature, sfruttando la diffusione del sistema General MIDI.
Oggi infatti, oltre a sistemi come il Sound Canvas e a tastiere MIDI completamente compatibili con il General MIDI, anche una gran parte delle schede per pc dispongono della capacità di rispodurre suoni General MIDI: è il caso ad esempio delle diffuse Sound Blaster della Creative, o delle SoundMax spesso disponibili come integrato sulla scheda madre.
Si aggiunga inoltre che i sistemi operativi Windows dispongono di un sintetizzatore di suoni General MIDI integrato, quindi è possibile realizzare e riprodurre file General MIDI anche in assenza di una scheda audio compatibile.
Sono disponibili inoltre software che rispoducono i suoni General MIDI, come la versione software del Sound Canvas, prodotta da Edirol; e va anche ricordato che tutti i principali player audio (Windows Media Player, Winamp, BSPlayer, etc) riproducono correttamente i file General MIDI.


Creare un midifile General MIDI con Cubase


Creare un file MIDI con i suoni General MIDI con un programma come Cubase è una cosa estremamente semplice, purchè si abbia una certa confidenza con la notazione musicale o almeno con i concetti di durata e intensità delle note e di tempo metronomico.

Vediamo con una piccola procedura guidata come realizzare un file del genere, utilizzando soltanto Cubase e il generatore di suoni di Windows.
Anche se il generatore di suoni di Windows non è certo di qualità eccellente, questo però ci permetterà di utilizzare il General MIDI anche senza possedere una scheda audio che disponga di propri suoni interni.

Per prima cosa apriamo Cubase e creiamo un nuovo progetto. Per semplificare le cose parto da un progetto completamente vuoto.
Cliccando col tasto destro nell'area delle tracce, selezioniamo "Aggiungi MIDI tracce" e creiamo una nuova traccia MIDI.

 


Apparirà una traccia MIDI denominata MIDI 01 e sulla sinistra il cosiddetto "Inspector" della traccia, nel quale vengono visualizzate tutte le informazioni relative.
Se l'inspector non fosse visualizzato, cliccate sul tasto "Visualizza Inspector" (quello cerchiato in rosso nella prossima immagine.
Ora selezioniamo un out per la nostra nuova traccia: tra le possibilità ci sarà certamente "Sintetizzatore Microsoft", che è il generatore interno di Windows, rispondente alle caratteristiche General MIDI.
Noi selezioniamo questa scelta. Naturalmente potrebbero essere disponibili altre voci: il sintetizzatore della scheda audio, oppure le uscite MIDI della scheda, oppure ancora l'ingresso di un software MIDI. La nostra scelta ha la caratteristica di essere presente su qualsiasi pc Windows, e quindi la preferiamo per semplicità. Se preferite scegliere un altro out, accertatevi che ci sia collegato un sintetizzatore General MIDI.

 


A questo punto dobbiamo creare un'area di lavoro nella quale inserire le note. Per far ciò dobbiamo utilizzare lo strumento penna: andiamo a selezionarlo dal menu degli strumenti e clicchiamo nello spazio vuoto della nostra traccia MIDI per creare un'area di lavoro: ad esempio creaiamo un'area di una misura.

 


Ora che abbiamo un'area di lavoro su cui agire, apriamola con un doppio click del mouse e vediamo il nostro editor in stile "piano roll".

 


Questo editor è caratterizzato dall'uso estremamente intuitivo. Per inserire una nota (come nell'immagine sopra) è sufficiente selezionare lo strumento penna e andare a tracciare la nota con il mouse.
Noterete che il programma non permette di tracciare note di lunghezza arbitraria: è infatti impostato in modo da seguire una certa "quantizzazione", ossia un sistema che vi impedisce di registrare o scrivere note in modo impreciso. Se la quantizzazione impostata non vi piace, potete modificarla da un apposito menu, oppure disabilitarla del tutto (però in questo caso dovrete essere molto precisi).

 


A questo punto completiamo una semplice melodia per il nostro esempio. Grazie al protocollo MIDI, possiamo avere controllo su ogni aspetto delle nostre note: volume, velocity, pan, aftertouch etc.
Per accedere a questi controlli basta puntare il mouse sulla tendina a scorrimento presente in basso a sinistra nella finestra dell'editor, scegliere un parametro e modificarlo, nota per nota, nella finestra inferiore dell'editor.

 


Avrete notato che finora abbiamo sentito le note che andavamo inserendo e modificando, riprodotte sempre con un suono di piano. Questo dipende dal fatto che ancora non abbiamo sfruttato il Program Change. E' qui che interviene il General MIDI e la sua mappatura. Immaginiamo di voler utilizzare un suono di organo per la traccia appena creata. Andiamo allora a leggere l'elenco degli strumenti General MIDI e vediamo che ai suoni di organo corrispondono i program change da 17 a 24. Dovremo dunque assegnare alla nostra traccia un Program Change che corrisponda ad uno di questi valori.
Per far ciò possiamo tornare alla schermata principale del progetto di Cubase, e in particolare ad una sezione dell'Inspector della traccia, dedicata proprio al canale MIDI ed al Program Change.
Assegniamo dunque il Program Change numero 17 (Program Change è abbreviato in "prg" sull'Inspector).

 


Questa operazione assegnerà alla traccia un Program Change generale che farà in modo che la traccia venga riprodotta tutta con un suono di organo (Organ 1).
Naturalmente è anche possibile assegnare un altro Program Change in un certo punto della traccia, in modo che questa cambi suono, durante il brano: ad esempio, alla misura 24 vogliamo che il suono di organo passi da quello corridpondente al Program Change 17 (Organ 1) a quello corrispondente al Program Change 21 (Reed Organ). Per fare ciò basterà tornare nella finestra dell'edit e agire dove abbiamo visto che si modificano tutti gli altri parametri di controllo, come volume, velocity etc. Il Program Change infatti non è altro che uno dei Control Change, e appare nella lista assieme agli altri (vedi il tutorial sulle istruzioni MIDI).

A questo punto vorremo certamente inserire una nuova traccia. Per far ciò è sufficiente seguire da capo le stesse operazioni fatte per la prima traccia: creare una traccia MIDI, creare uno spazio di lavoro, aprire l'editor, inserire le note. Adesso sceglieremo il suono: ad esempio, un Picked Bass, corrispondente al Program Change numero 35 (vedi sempre la tabella).
Per visualizzare l'Inspector della traccia 2, sarà necessario che questa sia selezionata: dunque, se non lo fosse, selezioniamola con un click del mouse; a questo punto impostiamo il canale 2 e selezioniamo il "prg" numero 35.

 


Questa operazione può essere ripetuta quante volte si desidera per aggiungere altre tracce MIDI, sommando ad esempio una traccia di chitarra, una di strings, una di effetti e così via.
Un accorgimento importante da conoscere e da tenere a mente è relativo alla traccia di batteria: per convenzione, la traccia di batteria è sempre assegnata al canale 10. Per quanto quest'accortenza non sia strettamente necessaria, in quanto la eventuale scelta di un canale differente per la batterioa non inficia in alcun modo la compatibilità General MIDI, in ogni caso si tratta di una convenzione alla quale è meglio adeguarsi per comodità.

Per quanti trovassero scomodo o poco intuitivo l'editor grafico (piano roll) di Cubase, magari perchè abituati allo spartito musicale, ricordo che è possibile visualizzare ed editare le note anche in modalità "classica" scegliendo Partiture -> Apri Selezione, ovviamente in un momento in cui l'area di lavoro che vogliamo modificare è selezionata. Non entro nei dettagli dell'edit perchè esulano dalle intenzioni di questo tutorial e ci porterebbero via pagine e pagine.

 


In ogni caso sia la visualizzazione che l'edit del piano roll e della partitura sono perfettamente equivalenti, dunque utilizzare un sistema o l'altro è indifferente. Per esperienza, vi consiglio però di cercare di prendere confidenza con il piano roll: si tratta di un sistema immediato e semplice, e spesso cose che può risultare difficile inserire sullo spartito, diventano banali sul piano roll.

Chiudo con una immagine che potrà far sorridere, ma che in un colpo solo spiega perchè il piano roll si chiama in questo modo e fornisce un'idea chiarificatrice del MIDI. Si tratta del cosiddetto "player piano", o piano automatico, e tutti noi lo conosciamo per averlo visto in qualche film americano, in genere di ambientazione western. Si tratta di un piano concepito nel XIX secolo, e si basa su un principio perfettamente simile a quello del MIDI: un foglio di carta contiene le informazioni necessarie alla riproduzione delle note: quale tasto premere, quando premerlo, con quale intensità, e quando lasciarlo.
Rispetto al MIDI di oggi, manca solo il General MIDI...

 


 

 

Coordinatore del Laboratorio Musicale: Prof. Gennaro Vespoli (Facebook)

Contatta l'autore del sito: gennarovespoli63@gmail.com

 

 

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